E' arrivata la NEWSLETTER E' tempo di ... scuola: la trovi nella sezione a sinistra

Una newsletter periodica per i genitori e gli insegnanti delle scuole primarie di Pavia e dintorni. Una finestra aperta sul mondo della scuola a livello locale, con novità, iniziative, proposte didattiche dai vari circoli e, allo stesso tempo, con un occhio rivolto alle normative nazionali in ambito scolastico.
Crediamo che, come genitori ed insegnanti, sia nostro diritto-dovere essere informati su quello che succede nella scuola, in modo da poter anche proporre, a chi la scuola la gestisce, azioni migliorative. Una newsletter ci sembra il modo più semplice ed immediato per raggiungere questo obiettivo di divulgazione e condivisione delle informazioni. Perciò, buona lettura a tutti!
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mercoledì 18 novembre 2009

Taglio agli insegnanti di sostegno, torna la classe differenziale

ROMA - Ogni ora tagliata è un salto all'indietro. Ogni insegnante che se ne va un trauma psicologico difficile da ricostruire. Come una barriera architettonica che non si riesce mai ad abbattere, perché per loro, i bambini e i ragazzi H (così la scuola ancora li definisce) la vita in Italia si è fatta davvero dura. Si chiamano Valerio, Giulia, Martina, Claudia, Adele, hanno dai 4 ai 18 anni, hanno disabilità diverse, e abitano in ogni luogo d'Italia. Da quest'anno, con i tagli della riforma Gelmini, hanno perso la metà dei loro diritti: ore di sostegno dimezzate, assistenza inesistente, accesso allo studio, di fatto, negato. Parliamo di studenti disabili, vittime del taglio degli insegnanti di sostegno, la faccia più oscura e dolorosa della scuola senza più fondi, dove spesso non c'è più nessuno che accompagni al bagno il piccolo con handicap, nessuno che lo sorvegli, e dove anche 5 o 6 alunni disabili vengono concentrati in un sola classe. Dove, denuncia Alessandra Corradi, una mamma di Verona con un bimbo di 4 anni, cieco e con una grave tetraparesi, "sono tornati gli stanzini H". "Spesso mio figlio, con la scusa di proteggerlo dalla confusione, veniva portato in una classe a parte, lui da solo, senza gli altri bambini... Vi sembra integrazione questa?".

I dati dell'anno 2009/2010 segnalano un taglio di circa 500 insegnanti di sostegno con un aumento però di oltre 4000 ragazzi disabili. Questo vuol dire, spiega Giuseppe Argiolas, docente all'Istituto "Colli Vignarelli" di Sanluri, in Sardegna, "che la maggioranza dei ragazzi e dei bambini disabili che ieri avevano diritto a 18 ore di sostegno alla settimana, oggi arriva a malapena a nove". Con conseguenze spesso gravissime per le vite di studenti, che con enormi sforzi e pazienza conquistano pezzetti di autonomia e abilità. "Anche in questo istituto, da sempre all'avanguardia nell'integrazione e nel processo formativo dei giovani con disabilità, oggi c'è una prima superiore con addirittura sei ragazzi con seri handicap riuniti tutti insieme, mentre per il buon andamento della classe, per il successo sia loro che dei ragazzi normodotati non dovrebbero essere più di due. Ma qual è il disegno? Tornare alle classi differenziali?". Il risultato è una pioggia di ricorsi che si è abbattuta sui tribunali regionali di tutta Italia, da parte di famiglie che chiedono, e spesso ottengono, che per i loro figli, vengano ripristinate le ore di lezione legittime.

Una battaglia di raccomandate e carte bollate, come quella che ha intrapreso Marisa Melis, mamma di Martina, che ha 14 anni, una grave malformazione cerebrale, ma una fantastica voglia di vivere e di imparare. Grazie agli sforzi fin qui fatti dalla famiglia e dagli insegnanti Martina fa equitazione, è cintura marrone di karate, partecipa ai campi Scout, legge e scrive bene, ma ha bisogno di continuo appoggio e di percorsi personalizzati. "Invece da quest'anno Martina ha il sostegno soltanto per nove ore alla settimana, contro le 18 dell'anno scorso. Ho protestato con la dirigente, con il ministero, ma non ho ottenuto niente. Se Martina non viene stimolata, seguita, ogni volta si torna indietro, ogni successo di questi bambini è figlio di sforzi enormi... Così ho deciso di fare ricorso al Tar e in questi giorni arriverà la sentenza".

Storie di sfide quotidiane, vissute in silenzio, l'Italia è uno dei paesi d'Europa che destina meno risorse alla cura e allo sviluppo delle persone con handicap. Giulia Dolcetti ha 45 anni, è un'insegnante di sostegno precaria che quest'anno ha perso il posto. "Ma la vittima di questo taglio - racconta Giulia - non sono soltanto io, ma anche un bambino di 9 anni che si chiama Pietro. La sua diagnosi? Grave disturbo pervasivo dello sviluppo. Autismo. Pietro non parla, ma capisce tutto, comunica con il computer, scia e nuota come un campione. L'ho seguito per tre anni, avevamo un rapporto forte e bellissimo: oggi Pietro a scuola non ci vuole più andare. A novembre non gli è stata ancora assegnata un'insegnante di sostegno, e senza di me sembra aver perso il suo legame sia con i compagni che con lo studio... Ma che Stato è questo che punisce i più deboli?".

La guerra dei ricorsi è soltanto all'inizio. E se in Sardegna una mamma passa tutta la sua giornata davanti alla scuola del figlio, affetto da autismo per "tradurre" ai prof che cosa vuol dire il ragazzo, Alessandra Corradi, mamma di un piccolo tetraplegico, spiega in poche parole cosa vuol dire disinteresse. "A mio figlio, cieco fin dalla nascita, le maestre in classe chiedevano: "La vedi quella cosa lì?". La stessa insegnate di sostegno ha confessato che per lei il mio bambino era troppo grave... Per fortuna il Comune ci ha assegnato una "lettrice", che con la musicoterapia e l'ascolto delle fiabe stimola il suo udito e le sue abilità. E quando c'è lei mio figlio cambia, sorride, non è più triste".
(ha collaborato Salvo Intravaia)
(18 novembre 2009)

sabato 7 novembre 2009

17 Novembre: Spaziomusica Via Faruffini, 5 – PAVIA www.spaziomusicapavia.it

Incontro di presentazione di Malascuola di Claudio Cremaschi, all’interno di una non-stop dedicata alla scuola.

• Ore 19.30: Spazio aperitivo

• Ore 21: Scuola e “malascuola”: presentazione del libro di Claudio Cremaschi : “Malascuola “ Piemme ed. Ne discutono con l’autore:

- Anna Angelici dirigente Uff. Scolastico Provinciale di Pavia (ex Provveditorato)

- Massimo De Paoli insegnante

Modera: Corrado Del Bò Libertà e giustizia – Circolo di Pavia

Organizzato da: Spaziomusica, Libertà e giustizia, Libreria Il Delfino, Comitato genitori e insegnanti per la scuola di Pavia

martedì 22 settembre 2009

PERCHE' PROTESTA L'INSEGNANTE
di Giunio Luzzatto (Lavoce.info)

Dietro le proteste degli insegnanti precari ci sono due problematiche diverse. Quella di coloro che sono già abilitati e iscritti nelle graduatorie a esaurimento. E quella di chi invece aspira all'abilitazione. Il progetto del ministero non dà risposte né agli uni né agli altri. Perché non dice niente sui nuovi sistemi di reclutamento. E perché sulla formazione dei futuri docenti si è scelta una via opposta a quella seguita nel resto d'Europa. Quanto alla programmazione del fabbisogno di insegnanti, lo contraddice l'ammissione al tirocinio di soprannumerari.

giovedì 10 settembre 2009

Scuola, i precari ancora in piazza E arrivano "10 domande" a Gelmini

ROMA - Dieci domande alla Gelmini. E' così che prende corpo la protesta dei precari napoletani della scuola organizzata dalla Cgil, che da stamattina manifestano davanti ministero dell'Istruzione, Università e Ricerca. Il gruppo è arrivato in Viale Trastevere preceduto da canti funebri e con cartelli listati a lutto che ritraevano la Gelmini. Poi sono comparsi quelli contenenti le dieci domande rivolte al ministro. Tra cui: "Perchè dopo tredici mesi non ha imparato ancora nulla sulla scuola?", "Perchè se la scuola è pubblica e laica si pagano gli insegnanti di religione cattolica?", "Ministro, ora denuncerà anche noi?". Ma proteste e manifestazioni si stanno svolgendo anche in altre città italiane.

Milano - Incatenati al Pirellone. E' iniziata alle 10.45 la protesta degli insegnanti precari milanesi del Coordinamento 3 Ottobre, gli stessi che sabato scorso avevano lanciato la campagna "Adotta un Precario". Una ventina i manifestanti incatenati davanti al palazzo della Regione per dire no all'accordo salva precari firmato da Formigoni e Gelmini. I precari chiedono l'abolizione della legge 133 articolo 74 "che di fatto ha causato i tagli alla scuola". "No ai tagli difendiamo la scuola statale'", così uno striscione attaccato alle ringhiere del palazzo della Regione.

Messina - I precari restituiscono le tessere elettorali. Cento tra responsabili dei comitati "Salviamo i precari" e "Vittime della Gelmini", più i dirigenti del Codacons spediranno alle sedi del governo le proprie tessere elettorali, "rinunciando così al diritto/dovere di voto per sottolineare la discrepanza enorme esistente tra ciò che i politici avevano promesso in campagna elettorale e ciò che hanno invece attuato".

Liguria - Oggi a Genova sono in programma delle lezioni "in pillole" per iniziativa del Comitato Precari Liguri della scuola. Lunedì a Savona, in piazza Sisto IV, docenti e non docenti saliranno su alcuni piedistalli con indosso cartelloni per denunciare il problema che, solo in provincia, ha investito un centinaio di persone.

La replica della Gelmini - Il precariato nella scuola ''e' nato nel nostro Paese negli Anni '70 e '80, quando i concorsi sono stati fatti senza prevedere un numero preciso di posti'': lo ha detto il ministro dell'Istruzione, Maria Stella Gelmini dai microfoni di Radio Anch'io, bollando come ''tentativo maldestro, quello della sinistra di ascrivere il problema del precariato a questo Governo''.
(10 settembre 2009)

mercoledì 24 giugno 2009

Pavia, 24 giugno 2009
La scuola, il rigore, i ragazzi che si perdono

Bastava dirlo, iper-attiva ministra Gelmini.
Bastava dire che per liberare la scuola dai bulli, dai menefreghisti e dagli ignoranti, per tornare alla scuola seria, quella di una volta, era sufficiente ridare i voti anche ai bambini di 6 anni, ripristinare il voto in condotta e bocciare un bel po’ di più, anche nella scuola dell’obbligo.
Bastava dire che la qualità e la serietà della scuola si misurano sulla capacità degli insegnanti di giudicare, selezionare e respingere (troppo di moda i “respingimenti” in Italia di questi tempi).
Bastava dirlo.
Ci saremmo risparmiati la fatica quotidiana di insegnare mettendoci impegno e competenza, passione e sensibilità per trasmettere cultura e valori, per educare al senso di responsabilità e al vivere insieme.
Ci saremmo risparmiati la fatica - e anche il piacere – nel cercare di costruire una scuola autorevole e rigorosa, dove i patti si rispettano e non si fanno sconti. Una scuola capace di accogliere e motivare ma anche di essere esigente, lontana anni luce dai modelli di lustrini-soldi-veline che ci vengono propinati ogni giorno.
Una scuola che “ dà peso a chi non ce l’ha, che fa uguaglianza ... che, tra le sue mura, permette il pari” (Erri De Luca). Una scuola che si occupa di tutti, anche dei meno bravi, di quelli che non ce la fanno. Una scuola che trae soddisfazione dai suoi successi e che si preoccupa e si interroga sui suoi fallimenti, sui ragazzi che si perdono, sul “mal di scuola” (lo consiglio vivamente – e non solo a lei ministra Gelmini – il “Diario di scuola” di Daniel Pennac ).

Più di 40 anni fa Don Milani parlava di “una scuola di tutti e di ciascuno”. E lui non era di certo un “buonista”. “Buonista” invece è stato Francesco D’Onofrio, ex-democristiano, ministro dell’Istruzione del primo Governo Berlusconi: sua la responsabilità di aver abolito gli esami di riparazione (era il 1995) sostituendoli con i “debiti”: da allora gli studenti italiani sono stati gli unici al mondo autorizzati a fare debiti senza essere costretti a saldarli. Bell’esempio di serietà.

La scuola più che di voti e bocciature ha bisogno di attenzione, di competenza, di progettualità condivise, di umanità ed anche di finanziamenti, proprio quelli che lei – ministra Gelmini – sta impietosamente e massicciamente e indiscriminatamente tagliando.

Quanto a me, arrivata alla soglia della pensione, penso proprio che il prossimo anno potrei giocarmi la condizionale per disobbedire alla legge che impone i voti anche alla scuola elementare.
Perchè – e sarebbe ora che lo dicessimo, insieme e ad alta voce – la misura è davvero colma.
Daniela Bonanni
E LA CHIAMANO RIFORMA
di Daniele Checchi (Lavoce.info)

La scuola secondaria italiana ha bisogno di un'opera di razionalizzazione. Il riordino presentato dal ministro Gelmini riesce certamente a garantire un risparmio di spesa pubblica perché prevede una diminuzione dell'organico. Dubbi maggiori si hanno sulla sua efficacia nell'innalzare il livello medio degli apprendimenti o nel ridurne la varianza territoriale. Soprattutto, si riafferma in modo netto la differenziazione tra licei e istituti professionali. Invece di promuovere l'uguaglianza delle opportunità, si opta per la chiusura verso le aspirazioni di ascesa sociale...

(segnalato da Franca Maino)

giovedì 21 maggio 2009

Roma, i presidi alle famiglie "Non ci sono più soldi"

ROMA- "Gentili genitori, questa lettera viene inviata contemporaneamente da centinaia di dirigenti scolastici delle scuole statali del Lazio per rendere pubblica la grave emergenza finanziaria in cui si trovano le scuole". Sono state oltre 41.739 le lettere spedite ieri da circa 300 presidi del Lazio aderenti all'Asal (Associazione scuole autonome del Lazio) per dare le cifre della scuola al collasso a causa dei tagli inferti dal governo: non ci sono i soldi per i supplenti (fondi ridotti del 40 %), né per le visite fiscali obbligatorie; da settembre non saranno più garantiti i servizi previsti per legge, come la copertura dell'ora alternativa alla religione.

"E per non gravare sul fondo dell'istituto qualche preside si è autotassato per mandare le missive - spiega Paolo Mazzoli, preside del 115esimo circolo e presidente dell'Asal - per il 2009 non abbiamo avuto i fondi per il funzionamento quotidiano delle scuole, cioè per comprare tutto il materiale, perfino quello per le pulizie. Inoltre se nel 2004 ogni classe della materna riceveva 280 euro per il funzionamento amministrativo e didattico, nel 2008 erano 90 e per quest'anno non è arrivato nulla".

Scrivono ancora: "non ci sono nemmeno i soldi per i corsi di recupero", che sono a rischio per quest'estate e " il 52 % degli edifici del Lazio non ha certificazioni relative alla sicurezza". E alcune scuole del XX municipio si sono viste recapitare anche 100 euro di multa per la mancata presenza del certificato di prevenzione incendi: "In tempi di casse in rosso - spiega Elisamarzia Vitaliano, dirigente dell'istituto Parco di Veio - anche 100 euro sono preziosissimi. Tanto più che quella certificazione non dobbiamo produrla noi, ma il municipio. Le scuole hanno fatto ricorso, ci manca solo quest'altro salasso".

"Le scuole del Lazio hanno crediti per oltre 170 milioni nei confronti dello Stato per le spese anticipate - aggiunge Pietro Perziani, preside del Viscontino - ma i soldi non arrivano. Da settembre saremo costretti a non pagare più i supplenti per non andare troppo in sofferenza. Dovremo dividere i bambini tra le classi". E poi le visite fiscali rese obbligatorie dal primo giorno di assenza dei docenti come indicato dal ministro Renato Brunetta: "Ad oggi non stiamo pagando le Asl. Perché o andiamo noi in bancarotta o loro", conclude Mazzoli.
Tea MAISTO
(20 maggio 2009)