GHERARDO COLOMBO PRESENTA A PAVIA
“SEI STATO TU? LA COSTITUZIONE ATTRAVERSO LE DOMANDE DEI BAMBINI”
Mercoledì 3 febbraio alle 17.30 Gherardo Colombo sarà al Collegio Santa Caterina di Pavia (via San Martino, 17) per presentare il suo ultimo libro “Sei Stato tu? La Costituzione attraverso le domande dei bambini” (edizione Salani) scritto a quattro mani con Anna Sarfatti, insegnante della scuola primaria e attivissima scrittrice per ragazzi.
L'incontro, organizzato dal Comitato Genitori e Insegnanti per la Scuola di Pavia in collaborazione con la Biblioteca dei Ragazzi Paternicò-Prini di Pavia e L’agenda delle mamme (www.lagendadellemamme.it), è aperto a tutta la cittadinanza, con un invito particolare ai bambini di quinta elementare e ai ragazzi della scuola media inferiore, interessati a capire quali sono le buone regole per vivere in una società civile democratica. Proprio come insegna la Costituzione Italiana.
Il libro, firmato da Gherardo Colombo e Anna Sarfatti, spiega con semplicità i principi della Costituzione, prendendo spunto dall'esperienza maturata in vari incontri con bambini e ragazzi sul tema della convivenza civile. Ogni argomento trattato nella Costituzione (cittadinanza, uguaglianza, diritti e doveri, parità tra uomini e donne, diritti delle persone disabili) è al centro di un capitolo ed ogni capitolo è suddiviso in domande come: Ma noi bambini siamo cittadini? E i bambini nella pancia della mamma? Certe volte i maestri hanno le preferenze tra i bambini. Ma la Costituzione non dice che siamo tutti uguali?
Si tratta di un testo di educazione civica che risponde alle domande di piccoli (e grandi), seguendo le indicazioni ministeriali per l'insegnamento di "Cittadinanza e Costituzione" nelle scuole.
”Se la Costituzione riguarda tutti noi, riguarda anche e soprattutto chi è molto giovane”,
ricorda Gherardo Colombo nell’introduzione. Per questo, farla conoscere alle nuove generazioni, non solo è doveroso, ma è necessario. “Viviamo in un paese fortunato, con una Costituzione che mette tutti sullo stesso piano (…) Se si osservano le regole, le cose vanno meglio per tutti” dice l’ex-magistrato.
L’incontro è aperto a tutti, con particolare invito agli alunni delle classi quinte elementari e delle scuole medie inferiori. L’ingresso è libero.
Per informazioni alla stampa e per la partecipazione all’incontro (gruppi, classi, famiglie): Marta Pizzocaro - 349 3516553 - martapizzocaro@libero.it
lunedì 7 dicembre 2009
mercoledì 18 novembre 2009
Taglio agli insegnanti di sostegno, torna la classe differenziale
ROMA - Ogni ora tagliata è un salto all'indietro. Ogni insegnante che se ne va un trauma psicologico difficile da ricostruire. Come una barriera architettonica che non si riesce mai ad abbattere, perché per loro, i bambini e i ragazzi H (così la scuola ancora li definisce) la vita in Italia si è fatta davvero dura. Si chiamano Valerio, Giulia, Martina, Claudia, Adele, hanno dai 4 ai 18 anni, hanno disabilità diverse, e abitano in ogni luogo d'Italia. Da quest'anno, con i tagli della riforma Gelmini, hanno perso la metà dei loro diritti: ore di sostegno dimezzate, assistenza inesistente, accesso allo studio, di fatto, negato. Parliamo di studenti disabili, vittime del taglio degli insegnanti di sostegno, la faccia più oscura e dolorosa della scuola senza più fondi, dove spesso non c'è più nessuno che accompagni al bagno il piccolo con handicap, nessuno che lo sorvegli, e dove anche 5 o 6 alunni disabili vengono concentrati in un sola classe. Dove, denuncia Alessandra Corradi, una mamma di Verona con un bimbo di 4 anni, cieco e con una grave tetraparesi, "sono tornati gli stanzini H". "Spesso mio figlio, con la scusa di proteggerlo dalla confusione, veniva portato in una classe a parte, lui da solo, senza gli altri bambini... Vi sembra integrazione questa?".
I dati dell'anno 2009/2010 segnalano un taglio di circa 500 insegnanti di sostegno con un aumento però di oltre 4000 ragazzi disabili. Questo vuol dire, spiega Giuseppe Argiolas, docente all'Istituto "Colli Vignarelli" di Sanluri, in Sardegna, "che la maggioranza dei ragazzi e dei bambini disabili che ieri avevano diritto a 18 ore di sostegno alla settimana, oggi arriva a malapena a nove". Con conseguenze spesso gravissime per le vite di studenti, che con enormi sforzi e pazienza conquistano pezzetti di autonomia e abilità. "Anche in questo istituto, da sempre all'avanguardia nell'integrazione e nel processo formativo dei giovani con disabilità, oggi c'è una prima superiore con addirittura sei ragazzi con seri handicap riuniti tutti insieme, mentre per il buon andamento della classe, per il successo sia loro che dei ragazzi normodotati non dovrebbero essere più di due. Ma qual è il disegno? Tornare alle classi differenziali?". Il risultato è una pioggia di ricorsi che si è abbattuta sui tribunali regionali di tutta Italia, da parte di famiglie che chiedono, e spesso ottengono, che per i loro figli, vengano ripristinate le ore di lezione legittime.
Una battaglia di raccomandate e carte bollate, come quella che ha intrapreso Marisa Melis, mamma di Martina, che ha 14 anni, una grave malformazione cerebrale, ma una fantastica voglia di vivere e di imparare. Grazie agli sforzi fin qui fatti dalla famiglia e dagli insegnanti Martina fa equitazione, è cintura marrone di karate, partecipa ai campi Scout, legge e scrive bene, ma ha bisogno di continuo appoggio e di percorsi personalizzati. "Invece da quest'anno Martina ha il sostegno soltanto per nove ore alla settimana, contro le 18 dell'anno scorso. Ho protestato con la dirigente, con il ministero, ma non ho ottenuto niente. Se Martina non viene stimolata, seguita, ogni volta si torna indietro, ogni successo di questi bambini è figlio di sforzi enormi... Così ho deciso di fare ricorso al Tar e in questi giorni arriverà la sentenza".
Storie di sfide quotidiane, vissute in silenzio, l'Italia è uno dei paesi d'Europa che destina meno risorse alla cura e allo sviluppo delle persone con handicap. Giulia Dolcetti ha 45 anni, è un'insegnante di sostegno precaria che quest'anno ha perso il posto. "Ma la vittima di questo taglio - racconta Giulia - non sono soltanto io, ma anche un bambino di 9 anni che si chiama Pietro. La sua diagnosi? Grave disturbo pervasivo dello sviluppo. Autismo. Pietro non parla, ma capisce tutto, comunica con il computer, scia e nuota come un campione. L'ho seguito per tre anni, avevamo un rapporto forte e bellissimo: oggi Pietro a scuola non ci vuole più andare. A novembre non gli è stata ancora assegnata un'insegnante di sostegno, e senza di me sembra aver perso il suo legame sia con i compagni che con lo studio... Ma che Stato è questo che punisce i più deboli?".
La guerra dei ricorsi è soltanto all'inizio. E se in Sardegna una mamma passa tutta la sua giornata davanti alla scuola del figlio, affetto da autismo per "tradurre" ai prof che cosa vuol dire il ragazzo, Alessandra Corradi, mamma di un piccolo tetraplegico, spiega in poche parole cosa vuol dire disinteresse. "A mio figlio, cieco fin dalla nascita, le maestre in classe chiedevano: "La vedi quella cosa lì?". La stessa insegnate di sostegno ha confessato che per lei il mio bambino era troppo grave... Per fortuna il Comune ci ha assegnato una "lettrice", che con la musicoterapia e l'ascolto delle fiabe stimola il suo udito e le sue abilità. E quando c'è lei mio figlio cambia, sorride, non è più triste".
(ha collaborato Salvo Intravaia)
(18 novembre 2009)
I dati dell'anno 2009/2010 segnalano un taglio di circa 500 insegnanti di sostegno con un aumento però di oltre 4000 ragazzi disabili. Questo vuol dire, spiega Giuseppe Argiolas, docente all'Istituto "Colli Vignarelli" di Sanluri, in Sardegna, "che la maggioranza dei ragazzi e dei bambini disabili che ieri avevano diritto a 18 ore di sostegno alla settimana, oggi arriva a malapena a nove". Con conseguenze spesso gravissime per le vite di studenti, che con enormi sforzi e pazienza conquistano pezzetti di autonomia e abilità. "Anche in questo istituto, da sempre all'avanguardia nell'integrazione e nel processo formativo dei giovani con disabilità, oggi c'è una prima superiore con addirittura sei ragazzi con seri handicap riuniti tutti insieme, mentre per il buon andamento della classe, per il successo sia loro che dei ragazzi normodotati non dovrebbero essere più di due. Ma qual è il disegno? Tornare alle classi differenziali?". Il risultato è una pioggia di ricorsi che si è abbattuta sui tribunali regionali di tutta Italia, da parte di famiglie che chiedono, e spesso ottengono, che per i loro figli, vengano ripristinate le ore di lezione legittime.
Una battaglia di raccomandate e carte bollate, come quella che ha intrapreso Marisa Melis, mamma di Martina, che ha 14 anni, una grave malformazione cerebrale, ma una fantastica voglia di vivere e di imparare. Grazie agli sforzi fin qui fatti dalla famiglia e dagli insegnanti Martina fa equitazione, è cintura marrone di karate, partecipa ai campi Scout, legge e scrive bene, ma ha bisogno di continuo appoggio e di percorsi personalizzati. "Invece da quest'anno Martina ha il sostegno soltanto per nove ore alla settimana, contro le 18 dell'anno scorso. Ho protestato con la dirigente, con il ministero, ma non ho ottenuto niente. Se Martina non viene stimolata, seguita, ogni volta si torna indietro, ogni successo di questi bambini è figlio di sforzi enormi... Così ho deciso di fare ricorso al Tar e in questi giorni arriverà la sentenza".
Storie di sfide quotidiane, vissute in silenzio, l'Italia è uno dei paesi d'Europa che destina meno risorse alla cura e allo sviluppo delle persone con handicap. Giulia Dolcetti ha 45 anni, è un'insegnante di sostegno precaria che quest'anno ha perso il posto. "Ma la vittima di questo taglio - racconta Giulia - non sono soltanto io, ma anche un bambino di 9 anni che si chiama Pietro. La sua diagnosi? Grave disturbo pervasivo dello sviluppo. Autismo. Pietro non parla, ma capisce tutto, comunica con il computer, scia e nuota come un campione. L'ho seguito per tre anni, avevamo un rapporto forte e bellissimo: oggi Pietro a scuola non ci vuole più andare. A novembre non gli è stata ancora assegnata un'insegnante di sostegno, e senza di me sembra aver perso il suo legame sia con i compagni che con lo studio... Ma che Stato è questo che punisce i più deboli?".
La guerra dei ricorsi è soltanto all'inizio. E se in Sardegna una mamma passa tutta la sua giornata davanti alla scuola del figlio, affetto da autismo per "tradurre" ai prof che cosa vuol dire il ragazzo, Alessandra Corradi, mamma di un piccolo tetraplegico, spiega in poche parole cosa vuol dire disinteresse. "A mio figlio, cieco fin dalla nascita, le maestre in classe chiedevano: "La vedi quella cosa lì?". La stessa insegnate di sostegno ha confessato che per lei il mio bambino era troppo grave... Per fortuna il Comune ci ha assegnato una "lettrice", che con la musicoterapia e l'ascolto delle fiabe stimola il suo udito e le sue abilità. E quando c'è lei mio figlio cambia, sorride, non è più triste".
(ha collaborato Salvo Intravaia)
(18 novembre 2009)
sabato 7 novembre 2009
17 Novembre: Spaziomusica Via Faruffini, 5 – PAVIA www.spaziomusicapavia.it
Incontro di presentazione di Malascuola di Claudio Cremaschi, all’interno di una non-stop dedicata alla scuola.
• Ore 19.30: Spazio aperitivo
• Ore 21: Scuola e “malascuola”: presentazione del libro di Claudio Cremaschi : “Malascuola “ Piemme ed. Ne discutono con l’autore:
- Anna Angelici dirigente Uff. Scolastico Provinciale di Pavia (ex Provveditorato)
- Massimo De Paoli insegnante
Modera: Corrado Del Bò Libertà e giustizia – Circolo di Pavia
Organizzato da: Spaziomusica, Libertà e giustizia, Libreria Il Delfino, Comitato genitori e insegnanti per la scuola di Pavia
Incontro di presentazione di Malascuola di Claudio Cremaschi, all’interno di una non-stop dedicata alla scuola.
• Ore 19.30: Spazio aperitivo
• Ore 21: Scuola e “malascuola”: presentazione del libro di Claudio Cremaschi : “Malascuola “ Piemme ed. Ne discutono con l’autore:
- Anna Angelici dirigente Uff. Scolastico Provinciale di Pavia (ex Provveditorato)
- Massimo De Paoli insegnante
Modera: Corrado Del Bò Libertà e giustizia – Circolo di Pavia
Organizzato da: Spaziomusica, Libertà e giustizia, Libreria Il Delfino, Comitato genitori e insegnanti per la scuola di Pavia
martedì 22 settembre 2009
PERCHE' PROTESTA L'INSEGNANTE
di Giunio Luzzatto (Lavoce.info)
Dietro le proteste degli insegnanti precari ci sono due problematiche diverse. Quella di coloro che sono già abilitati e iscritti nelle graduatorie a esaurimento. E quella di chi invece aspira all'abilitazione. Il progetto del ministero non dà risposte né agli uni né agli altri. Perché non dice niente sui nuovi sistemi di reclutamento. E perché sulla formazione dei futuri docenti si è scelta una via opposta a quella seguita nel resto d'Europa. Quanto alla programmazione del fabbisogno di insegnanti, lo contraddice l'ammissione al tirocinio di soprannumerari.
di Giunio Luzzatto (Lavoce.info)
Dietro le proteste degli insegnanti precari ci sono due problematiche diverse. Quella di coloro che sono già abilitati e iscritti nelle graduatorie a esaurimento. E quella di chi invece aspira all'abilitazione. Il progetto del ministero non dà risposte né agli uni né agli altri. Perché non dice niente sui nuovi sistemi di reclutamento. E perché sulla formazione dei futuri docenti si è scelta una via opposta a quella seguita nel resto d'Europa. Quanto alla programmazione del fabbisogno di insegnanti, lo contraddice l'ammissione al tirocinio di soprannumerari.
giovedì 10 settembre 2009
Scuola, i precari ancora in piazza E arrivano "10 domande" a Gelmini
ROMA - Dieci domande alla Gelmini. E' così che prende corpo la protesta dei precari napoletani della scuola organizzata dalla Cgil, che da stamattina manifestano davanti ministero dell'Istruzione, Università e Ricerca. Il gruppo è arrivato in Viale Trastevere preceduto da canti funebri e con cartelli listati a lutto che ritraevano la Gelmini. Poi sono comparsi quelli contenenti le dieci domande rivolte al ministro. Tra cui: "Perchè dopo tredici mesi non ha imparato ancora nulla sulla scuola?", "Perchè se la scuola è pubblica e laica si pagano gli insegnanti di religione cattolica?", "Ministro, ora denuncerà anche noi?". Ma proteste e manifestazioni si stanno svolgendo anche in altre città italiane.
Milano - Incatenati al Pirellone. E' iniziata alle 10.45 la protesta degli insegnanti precari milanesi del Coordinamento 3 Ottobre, gli stessi che sabato scorso avevano lanciato la campagna "Adotta un Precario". Una ventina i manifestanti incatenati davanti al palazzo della Regione per dire no all'accordo salva precari firmato da Formigoni e Gelmini. I precari chiedono l'abolizione della legge 133 articolo 74 "che di fatto ha causato i tagli alla scuola". "No ai tagli difendiamo la scuola statale'", così uno striscione attaccato alle ringhiere del palazzo della Regione.
Messina - I precari restituiscono le tessere elettorali. Cento tra responsabili dei comitati "Salviamo i precari" e "Vittime della Gelmini", più i dirigenti del Codacons spediranno alle sedi del governo le proprie tessere elettorali, "rinunciando così al diritto/dovere di voto per sottolineare la discrepanza enorme esistente tra ciò che i politici avevano promesso in campagna elettorale e ciò che hanno invece attuato".
Liguria - Oggi a Genova sono in programma delle lezioni "in pillole" per iniziativa del Comitato Precari Liguri della scuola. Lunedì a Savona, in piazza Sisto IV, docenti e non docenti saliranno su alcuni piedistalli con indosso cartelloni per denunciare il problema che, solo in provincia, ha investito un centinaio di persone.
La replica della Gelmini - Il precariato nella scuola ''e' nato nel nostro Paese negli Anni '70 e '80, quando i concorsi sono stati fatti senza prevedere un numero preciso di posti'': lo ha detto il ministro dell'Istruzione, Maria Stella Gelmini dai microfoni di Radio Anch'io, bollando come ''tentativo maldestro, quello della sinistra di ascrivere il problema del precariato a questo Governo''.
(10 settembre 2009)
Milano - Incatenati al Pirellone. E' iniziata alle 10.45 la protesta degli insegnanti precari milanesi del Coordinamento 3 Ottobre, gli stessi che sabato scorso avevano lanciato la campagna "Adotta un Precario". Una ventina i manifestanti incatenati davanti al palazzo della Regione per dire no all'accordo salva precari firmato da Formigoni e Gelmini. I precari chiedono l'abolizione della legge 133 articolo 74 "che di fatto ha causato i tagli alla scuola". "No ai tagli difendiamo la scuola statale'", così uno striscione attaccato alle ringhiere del palazzo della Regione.
Messina - I precari restituiscono le tessere elettorali. Cento tra responsabili dei comitati "Salviamo i precari" e "Vittime della Gelmini", più i dirigenti del Codacons spediranno alle sedi del governo le proprie tessere elettorali, "rinunciando così al diritto/dovere di voto per sottolineare la discrepanza enorme esistente tra ciò che i politici avevano promesso in campagna elettorale e ciò che hanno invece attuato".
Liguria - Oggi a Genova sono in programma delle lezioni "in pillole" per iniziativa del Comitato Precari Liguri della scuola. Lunedì a Savona, in piazza Sisto IV, docenti e non docenti saliranno su alcuni piedistalli con indosso cartelloni per denunciare il problema che, solo in provincia, ha investito un centinaio di persone.
La replica della Gelmini - Il precariato nella scuola ''e' nato nel nostro Paese negli Anni '70 e '80, quando i concorsi sono stati fatti senza prevedere un numero preciso di posti'': lo ha detto il ministro dell'Istruzione, Maria Stella Gelmini dai microfoni di Radio Anch'io, bollando come ''tentativo maldestro, quello della sinistra di ascrivere il problema del precariato a questo Governo''.
(10 settembre 2009)
mercoledì 24 giugno 2009
Pavia, 24 giugno 2009
La scuola, il rigore, i ragazzi che si perdono
Bastava dirlo, iper-attiva ministra Gelmini.
Bastava dire che per liberare la scuola dai bulli, dai menefreghisti e dagli ignoranti, per tornare alla scuola seria, quella di una volta, era sufficiente ridare i voti anche ai bambini di 6 anni, ripristinare il voto in condotta e bocciare un bel po’ di più, anche nella scuola dell’obbligo.
Bastava dire che la qualità e la serietà della scuola si misurano sulla capacità degli insegnanti di giudicare, selezionare e respingere (troppo di moda i “respingimenti” in Italia di questi tempi).
Bastava dirlo.
Ci saremmo risparmiati la fatica quotidiana di insegnare mettendoci impegno e competenza, passione e sensibilità per trasmettere cultura e valori, per educare al senso di responsabilità e al vivere insieme.
Ci saremmo risparmiati la fatica - e anche il piacere – nel cercare di costruire una scuola autorevole e rigorosa, dove i patti si rispettano e non si fanno sconti. Una scuola capace di accogliere e motivare ma anche di essere esigente, lontana anni luce dai modelli di lustrini-soldi-veline che ci vengono propinati ogni giorno.
Una scuola che “ dà peso a chi non ce l’ha, che fa uguaglianza ... che, tra le sue mura, permette il pari” (Erri De Luca). Una scuola che si occupa di tutti, anche dei meno bravi, di quelli che non ce la fanno. Una scuola che trae soddisfazione dai suoi successi e che si preoccupa e si interroga sui suoi fallimenti, sui ragazzi che si perdono, sul “mal di scuola” (lo consiglio vivamente – e non solo a lei ministra Gelmini – il “Diario di scuola” di Daniel Pennac ).
Più di 40 anni fa Don Milani parlava di “una scuola di tutti e di ciascuno”. E lui non era di certo un “buonista”. “Buonista” invece è stato Francesco D’Onofrio, ex-democristiano, ministro dell’Istruzione del primo Governo Berlusconi: sua la responsabilità di aver abolito gli esami di riparazione (era il 1995) sostituendoli con i “debiti”: da allora gli studenti italiani sono stati gli unici al mondo autorizzati a fare debiti senza essere costretti a saldarli. Bell’esempio di serietà.
La scuola più che di voti e bocciature ha bisogno di attenzione, di competenza, di progettualità condivise, di umanità ed anche di finanziamenti, proprio quelli che lei – ministra Gelmini – sta impietosamente e massicciamente e indiscriminatamente tagliando.
Quanto a me, arrivata alla soglia della pensione, penso proprio che il prossimo anno potrei giocarmi la condizionale per disobbedire alla legge che impone i voti anche alla scuola elementare.
Perchè – e sarebbe ora che lo dicessimo, insieme e ad alta voce – la misura è davvero colma.
Daniela Bonanni
La scuola, il rigore, i ragazzi che si perdono
Bastava dirlo, iper-attiva ministra Gelmini.
Bastava dire che per liberare la scuola dai bulli, dai menefreghisti e dagli ignoranti, per tornare alla scuola seria, quella di una volta, era sufficiente ridare i voti anche ai bambini di 6 anni, ripristinare il voto in condotta e bocciare un bel po’ di più, anche nella scuola dell’obbligo.
Bastava dire che la qualità e la serietà della scuola si misurano sulla capacità degli insegnanti di giudicare, selezionare e respingere (troppo di moda i “respingimenti” in Italia di questi tempi).
Bastava dirlo.
Ci saremmo risparmiati la fatica quotidiana di insegnare mettendoci impegno e competenza, passione e sensibilità per trasmettere cultura e valori, per educare al senso di responsabilità e al vivere insieme.
Ci saremmo risparmiati la fatica - e anche il piacere – nel cercare di costruire una scuola autorevole e rigorosa, dove i patti si rispettano e non si fanno sconti. Una scuola capace di accogliere e motivare ma anche di essere esigente, lontana anni luce dai modelli di lustrini-soldi-veline che ci vengono propinati ogni giorno.
Una scuola che “ dà peso a chi non ce l’ha, che fa uguaglianza ... che, tra le sue mura, permette il pari” (Erri De Luca). Una scuola che si occupa di tutti, anche dei meno bravi, di quelli che non ce la fanno. Una scuola che trae soddisfazione dai suoi successi e che si preoccupa e si interroga sui suoi fallimenti, sui ragazzi che si perdono, sul “mal di scuola” (lo consiglio vivamente – e non solo a lei ministra Gelmini – il “Diario di scuola” di Daniel Pennac ).
Più di 40 anni fa Don Milani parlava di “una scuola di tutti e di ciascuno”. E lui non era di certo un “buonista”. “Buonista” invece è stato Francesco D’Onofrio, ex-democristiano, ministro dell’Istruzione del primo Governo Berlusconi: sua la responsabilità di aver abolito gli esami di riparazione (era il 1995) sostituendoli con i “debiti”: da allora gli studenti italiani sono stati gli unici al mondo autorizzati a fare debiti senza essere costretti a saldarli. Bell’esempio di serietà.
La scuola più che di voti e bocciature ha bisogno di attenzione, di competenza, di progettualità condivise, di umanità ed anche di finanziamenti, proprio quelli che lei – ministra Gelmini – sta impietosamente e massicciamente e indiscriminatamente tagliando.
Quanto a me, arrivata alla soglia della pensione, penso proprio che il prossimo anno potrei giocarmi la condizionale per disobbedire alla legge che impone i voti anche alla scuola elementare.
Perchè – e sarebbe ora che lo dicessimo, insieme e ad alta voce – la misura è davvero colma.
Daniela Bonanni
E LA CHIAMANO RIFORMA
di Daniele Checchi (Lavoce.info)
La scuola secondaria italiana ha bisogno di un'opera di razionalizzazione. Il riordino presentato dal ministro Gelmini riesce certamente a garantire un risparmio di spesa pubblica perché prevede una diminuzione dell'organico. Dubbi maggiori si hanno sulla sua efficacia nell'innalzare il livello medio degli apprendimenti o nel ridurne la varianza territoriale. Soprattutto, si riafferma in modo netto la differenziazione tra licei e istituti professionali. Invece di promuovere l'uguaglianza delle opportunità, si opta per la chiusura verso le aspirazioni di ascesa sociale...
(segnalato da Franca Maino)
di Daniele Checchi (Lavoce.info)
La scuola secondaria italiana ha bisogno di un'opera di razionalizzazione. Il riordino presentato dal ministro Gelmini riesce certamente a garantire un risparmio di spesa pubblica perché prevede una diminuzione dell'organico. Dubbi maggiori si hanno sulla sua efficacia nell'innalzare il livello medio degli apprendimenti o nel ridurne la varianza territoriale. Soprattutto, si riafferma in modo netto la differenziazione tra licei e istituti professionali. Invece di promuovere l'uguaglianza delle opportunità, si opta per la chiusura verso le aspirazioni di ascesa sociale...
(segnalato da Franca Maino)
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